HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA...NEMMENO QUI C'E' LA PENSIONE

Siamo al capolinea, un sistema prossimo al collasso: che tu sia dipendente o autonomo, non si può più rimandare la previdenza integrativa.


Polveriera sociale per i giovani. E allo stesso tempo privilegio insostenibile per altri. È il bilancio delle pensioni in Italia, sempre in rosso, con tante domande e poche risposte incerte:  i trentenni e i quarantenni di oggi che pensione incasseranno quando di anni ne avranno 67? I ventenni l’avranno mai una pensione? 

Quella delle pensioni è una riforma perenne: ha iniziato Amato nel ’92, e poi Dini nel ‘95. Negli anni tutti i governi hanno affrontato il tema, ma nessuno è riuscito a non lasciare vittime sul campo. E con quali risultati? 

A guardare i numeri del bilancio previsionale 2018 dell’Inps, nelle sue casse entreranno 227 miliardi di contributi e ne usciranno 265 miliardi in prestazioni. 

(dati elaborazione segreteria tecnica del CIV su progetto rendiconto generale INPS 2017)

La differenza la coprirà lo Stato, ovvero tutti noi. In sostanza i contributi versati dai lavoratori non coprono le pensioni erogate.  

Avete inteso bene?!!? Mancano 38 miliardi all'appello, che per far pareggiare la bilancia dovremmo mettere NOI sul piattino.

Il mio caro nonno esclamerebbe: "ho capito, ma che hai detto? Noi chi????". 

Il nonno ha ragione. Il problema più grande è chi li mette sti soldi?!

Si sente spesso parlare delle metamorfosi in atto in molti aspetti della nostra vita. Tuttavia raramente ci si sofferma nello specifico sui cambiamenti che stanno caratterizzando la famiglia e la popolazione italiana (fonte Annuario Istat 2018).

Il cosiddetto TFT (tasso di fecondità totale) continua a scendere, arrivando ad 1,34 figli in media per donna. Si tratta del dato più basso nell'Unione Europea. Da evidenziare, ancora, come le nascite avvengano in un’età sempre più avanzata. A livello di speranze di vita alla nascita, l’Italia continua ad essere uno dei paesi europei più longevi: per i maschi la vita media si attesta a 80,6 anni, per le femmine arriva a 84,9. Il mix dei due dati precedenti ha generato un peggioramento della piramide anagrafica, dove la base formata dai giovani si restringe e mal supporta l’incremento di popolazione anziana. In altri termini, l’Italia è uno dei paesi più vecchi al mondo

Per la prima volta dal 1861 chi ha oltre sessant'anni forma un gruppo più numeroso di quelli che ne hanno meno di trenta, lo dice l'Istituto di studi e ricerca Carlo Cattaneo analizzando dati Istat. 


Estremamente rilevanti poi i dati sulla composizione della famiglia italiana: la dimensione dei nuclei si sta progressivamente riducendo, aumentano in modo significativo le famiglie unipersonali. Storicamente, per molti italiani, la famiglia ha sempre rappresentato un importante supporto anche finanziario per gli eventi avversi in tarda età, come fosse un pilastro di welfare integrativo. Di pari passo, si sta sempre più ritirando un altro pilastro su cui nei decenni scorsi si è fatto tanto (troppo) affidamento: lo Stato. A fronte di questo scenario, la considerazione dovrebbe essere una sola: in futuro, per vivere serviranno più soldi.

Il World Economic Forum riaccende i riflettori sulla previdenza e torna a lanciare l’allarme su un sistema che appare insostenibile. Dall'ultimo studio della fondazione svizzera, emerge che i pensionati vivranno in media un decennio in più rispetto alla durata dei loro risparmi previdenziali.  Andrà decisamente peggio alle donne, perché sono più longeve e quindi andranno incontro a problemi ancora maggiori. 

Il rischio reale che le persone devono gestire quando investono nel loro futuro è quello di vivere più a lungo dei loro risparmi previdenziali’. Questo richiede investire con una mentalità di lungo termine nelle precedenti fasi della vita per aumentare poi i risparmi totali". Resta il fatto che il sistema previdenziale resta una “bomba a orologeria", commenta Han Yik, responsabile dell’Institutional Investor Industry al World Economic Forum.

Tornando alle famiglie, e quando c'è né una, bella e numerosa (grazie a Dio!), un'altra questione viene sottovalutata: il gap di reddito tra generazioni, una VERA BOMBA SOCIALE. 

Una volta oltre il 90% dei figli guadagnava più dei genitori, ora sono meno della metà. Dal punto di vista finanziario le nuove generazioni regrediscono, non avanzano (dati Banca d'Italia). Da un lato, la crescita del reddito durante la carriera si è abbassata: chi ha iniziato a lavorare nei primi anni 80 è arrivato a maturare dopo 10 anni un compenso del 28% più alto rispetto ad un laureato del 2000 . L’avanzamento di stipendio è quindi molto più basso. Dall'altro lato, si parte da compensi sempre più bassi: quelli che hanno iniziato a lavorare nel 2015 percepiscono uno stipendio iniziale del 20% circa più basso rispetto a chi ha iniziato a lavorare negli anni 90.

L’impatto principale di questo nuovo trend economico ricade evidentemente sui giovani, per i quali dovrebbe diventare lapalissiano un concetto: la riduzione di reddito unita alla più marcata discontinuità lavorativa impoveriranno ancora di più le già magre pensioni contributive future. Nei limiti del possibile, un processo metodico fatto di accumulo finalizzato diventa semplicemente indispensabile.

Se la fretta fa i topini ciechi, la procrastinazione fa i pensionati poveri. Che sia una battuta o un proverbio o una grande verità poco cambia. L’importante è associare i numeri giusti a supporto di questa affermazione.

Prendiamo un insegnante di scuola media: dopo 40 anni di lavoro oggi va in pensione con 1.550 euro al mese, perché usufruisce ancora del sistema retributivo. Nel 2036 lo stesso insegnante quanto incasserà? Secondo la proiezione Inps (che tiene conto della rivalutazione dello stipendio negli anni), se ha avuto la fortuna di avere un posto fisso a 27 anni, andrà in pensione con 1.200 euro! ben 350 euro al mese in meno, 4.200 all'anno (e pensare che ad oggi 3 milioni e mezzo di giovani dai 35 anni in giù hanno un lavoro a tempo determinato, atipico, precario). 

Secondo il Rapporto sullo Stato sociale 2011, un dipendente privato con 40 anni di contributi versati (di cui 18 entro il 1996) e 60 anni di età, poteva contare su un trattamento pari a circa il 77% dell’ultimo stipendio. Nel 2036, un soggetto con le stesse caratteristiche, avrà una pensione pari al 58% del salario

Per i liberi professionisti si disegnano scenari futuri ancora più cupi: le stime di alcune Casse arrivano ad ipotizzare tassi di sostituzione fino al 30/35% rispetto all'ultimo reddito da lavoro.

RISPARMIARE PER LA PENSIONE È UNA QUESTIONE NON RIMANDABILE, dove il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale.

Immaginiamo due giovani, Giorgia e Giuseppe, che possono accantonare 2.400 € all'anno (200 €/mese). Giorgia, la previdente, inizia a 30 anni quasi in coincidenza con il primo lavoro; Giuseppe, lo spensierato e non sollecitato da un consulente, inizia 10 anni dopo. Tra rendimento del fondo (ipotesi 4% annuo) e risparmio fiscale investito (ipotesi aliquota media 30%), Giorgia si troverà a 67 anni un montante lordo di circa 265.000 € (versato 88.800 €); mentre Giuseppe a 67 anni si troverà un montante lordo di circa 152.000 € (versato 64.800 €).

Ci sono sempre più bisogni da soddisfare, con sempre meno risorse a disposizione: ecco perché il supporto di un professionista è ineliminabile, che vi accompagni ad un precoce accumulo previdenziale per assicurarvi l’indipendenza economica di domani.