LO SPREAD COS'È?

Il nome di un noto aperitivo o di una nuova band internazionale?! no lo spread è un numero, un numero molto importante!!



COS'È?

Iniziamo con una banale definizione: il termine spread è una parola inglese che significa letteralmente "divario", e sebbene venga ormai usato solo per evocare il terrore in realtà si riferisce semplicemente ad un numero. Questo dato viene usato in ambito finanziario per misurare la differenza di rendimento tra un obbligazione ed un'altra presa come riferimento, segnalando la vicinanza o meno di una situazione di difficoltà. Ma per sapere che cos'è lo spread occorre prima sapere che cos'è un titolo di Stato. 

Il titoli distato è di un obbligazione che uno stato emette per finanziare le proprie spese o per pagare i suoi debiti. Un'obbligazione, è un titolo di debito cioè una promessa ufficiale di restituzione di un prestito più qualcosa per il disturbo. Un esempio di obbligazione di questo tipo sono i titoli di Stato come i BTP, ovvero i buoni del tesoro poliennali, che lo Stato Italiano emette quando ha bisogno di soldi. Quando l'Italia ha bisogno di denaro Infatti invece di andare in banca emette dei titoli di debito come i BTP che vende poi agli investitori promettendo loro in cambio un interesse anno, e una data di scadenza finale (rimborso). 

A COSA SERVE?

Lo spread di cui si sente tanto discutere nel dettaglio è la differenza di rendimento tra il titolo decennale (ovvero scadenza a 10 anni) emesso dall'Italia, il BTP, e quello emesso dalla Germania, il Bund. Viene calcolato in punti base, dove ogni unità vale lo 0,01 in punti percentuali, e di conseguenza uno spread di 100 significa che tra i due rendimenti c’è una differenza dell’1%.

OK, abbiamo capito che lo spread indica una differenza di rendimenti ma nel concreto cosa significa? Possiamo pensare allo spread come un bollino di qualità del soggetto che emette debito. Più è elevato, più il debitore è considerato di scarsa qualità. Ora però abbiamo visto che per fare uno spread bisogna essere in due, nel nostro caso viene spesso presa la Germania come metro di paragone ma potremmo prendere anche Spagna, Francia o qualsiasi altro emittente sovrano. 

Lo spread quindi ci dà un valore che indica l’affidabilità del Paese non in senso assoluto ma relativo e questo spiega perché viene spesso scelta la Germania, il Paese considerato più solido ed economicamente rilevante d’Europa. Quindi lo spread BTP-Bund indica la qualità del debitore Italia rispetto alla Germania, dove quest’ultima diventa il Benchmark di riferimento per il mercato. Quindi, quando gli investitori nutrono dei dubbi sulla capacità della nazione nel pagare il proprio Debito, o se la fiducia dei mercati verso l'economia di una nazione è bassa quest'ultima sarà costretta ad aumentare il rendimento dei propri titoli di Stato alzando la percentuale di interessi che pagherà a chi li compra se vuole sperare di venderli. Questo significa che per quello Stato diventa sempre più costoso indebitarsi, essendo costretto a pagare interessi più alti aumentando così anche il suo debito pubblico complessivo, che non è generalmente considerata una bella cosa!!

Perciò sintetizzando potremmo dire che più il rendimento è alto più il titolo di Stato è rischioso e che lo spread è generalmente inteso come il risultato del confronto fra un titolo di Stato considerato rischioso rispetto ad un altro considerato affidabile, e ahimè noi siamo il primo.

Per tutti noi il termine spread BTP-Bund è qualcosa di comune che è entrato, volente o nolente, nel quotidiano. È difficile che passi più di qualche giorno senza che il numero magico sia nominato da qualche telegiornale o in qualche intervista dal politico di turno, ma non è sempre stato così. Fino al 2011, era un termine riservato agli specialisti. Era un indicatore tecnico per cercare di verificare la percezione del nostro Paese agli occhi del mercato, ma la cosa finiva li. Le cose cominciano a cambiare con la crisi economica del 2008 e in particolare con la crisi del debito sovrano europeo dove si iniziò a temere che uno Stato effettivamente non potesse rimborsare i propri debiti. Nel 2011 a novembre, lo spread italiano  toccò i 574 punti al culmine della crisi del debito italiano che portò alla caduta del governo dell’epoca. Il seguito è storia nota e ci volle l’intervento straordinario e pluriennale della Banca Centrale Europea per riportare i livelli di spread entro limiti di guardia. Lo spread sul debito sovrano, dopo la crisi finanziaria iniziata nel 2008, ha cominciato ad avere una rilevanza centrale sia a livello politico che economico a livello sovranazionale.

L’IMPATTO SULLE NOSTRE VITE

Abbiamo capito che lo spread è importante a livello politico ed economico come indicatore di affidabilità del Paese, tanto che può essere visto anche come un indice di credibilità oltre che di solvibilità; basti pensare a come si muove il differenziale ogni volta che viene diffusa qualche dichiarazione politica in relazione alla tenuta dei conti pubblici o al rispetto di determinati impegni presi soprattutto a livello europeo. 

Ma alla gente comune come impatta questo numero nella vita di tutti i giorni? La risposta è che in realtà impatta parecchio. 

La prima conseguenza, forse la più immediatamente visibile, è l’effetto sui rendimenti e quindi sui prezzi dei titoli di Stato. Un aumento dello spread come abbiamo visto fa salire i rendimenti offerti e quindi deprime il prezzo dei titoli. La cosa ha impatto sia sui risparmiatori che si vedono ridurre il valore del proprio investimento, soprattutto se non possono attendere la scadenza naturale del titolo, ma anche su quegli istituti finanziari che hanno i BTP a bilancio che potrebbero vedersi costretti ad attuare interventi di tipo patrimoniale. 

Un secondo impatto è sulle aziende e sulle banche che hanno bisogno di finanziarsi attraverso l’emissione di debito.  Avere più difficoltà a reperire liquidità, soprattutto per le banche, significa rendere più caro l’accesso al credito con conseguente riflesso sul tasso applicato a mutui e finanziamenti, che oltre a diventare più onerosi diventano anche più difficili da ottenere. 

Terzo impatto significativo è sulla finanza pubblica e quindi sia sul costo del servizio del debito, gli interessi che devo offrire per rendere la mia obbligazione “appetibile”, sia sulla capacità di rifinanziarsi. Quest’ultimo punto rischia di essere quello più critico per l’Italia a causa del suo enorme debito

COSA C'È DI PEGGIO?

Al peggio non c'è mai fine...un detto alquanto pessimista ma calzante per il nostro sistema Italia.

Da un lato siamo in un "LOOP", in un circolo vizioso: basti pensare che l’Italia ha un debito pubblico di circa 2.300 miliardi di euro pari a un valore intorno al 130% del PIL e, dato che i nostri conti pubblici sono in deficit, l’unico modo per sostenere il debito in scadenza è rinnovarlo con nuove emissioni. Ora più un Paese è percepito rischioso più la remunerazione chiesta dai potenziali investitori per acquistarne il debito sale, aumentandone il costo complessivo e minando ulteriormente il deficit e la sostenibilità di bilancio in un circolo vizioso potenzialmente mortale. Giusto per dare un’idea di cosa stiamo parlando, ad inizio giugno 2018 con uno spread sui 238 la spesa per interessi era stimata per il 2018 in 785 milioni di euro e per il 2019 in ben 3,7 miliardi di euro, al 30 agosto dello stesso anno con lo spread a 280 il costo è salito rispettivamente a 898 milioni e 5,1 miliardi per il 2019. Un incremento di 40 punti, che equivale a un modesto 0,4% di rendimento, comporta per lo Stato un esborso di 1,5 miliardi in meno di un anno e mezzo. Immaginate quante cose si possono fare con quei soldi!!

Dall'altro lato, siamo messi ancor peggio. C’è qualcosa che potenzialmente è pure peggiore di dover pagare salati interessi ai detentori del nostro debito. Mi sto riferendo all'abbassamento (in inglese "downgrading") del merito di credito ("il rating") da parte delle agenzie di rating. Il rating formalmente serve ad esprimere il merito creditizio di un emittente, la sua capacità di onorare i propri debiti, sia esso una società privata o uno Stato sovrano. Per fare chiarezza, più un rating è alto più il debitore è considerato affidabile e quindi più basso è il premio per il rischio richiesto; esistono diversi gradi di affidabilità ma possiamo dire che un debitore è considerato affidabile finché gli viene assegnato un rating che appartiene alla categoria "Investment Grade" che va indicativamente dalla famosa AAA (il rating della Germania per capirci) alla BBB-. Sotto questa soglia il titolo è considerato speculativo con crescente rischio di perdere il capitale investito. Ora  l’Italia è un gradino sopra al limite inferiore, oltre il quale si rientra nei titoli spazzatura (BBB). Al di là di un aspetto legato all'amor di patria, avere il proprio debito classificato come spazzatura ha delle conseguenze piuttosto rilevanti per il Paese.

Quello che è certo è che oggigiorno lo spread può influenzare moltissimo le decisioni dei governi e di conseguenza la vita delle persone e forse sarebbe necessaria una profonda riflessione da parte della nostra società sul fatto che abbiamo un così grande potere sulle nostre vite. Ma la credibilità di un paese non dipende solo dalle azioni del governo ma da tutti i cittadini che devono impegnarsi a fare scelte responsabili e a valutare le conseguenze dei propri comportamenti, sopratutto finanziari!!